Business-Coaching

Come ottenere più risultati professionali con il Business Coaching – Parte 1

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Il miglior inizio per comprendere e risolvere ciò che ci ostacola sul piano professionale, è farsi domande e darsi con calma delle risposte, analizzando fatti ed emozioni in modo chiaro.
Si tratta di un percorso di auto-analisi non breve, che non può esaurirsi in una serie di articoli sul Business Coaching, ma questi testi possono sicuramente dare utili linee guida al lettore interessato.

Scrivere su un foglio le riflessioni e le risposte alle domande, ti aiuterà a concentrarti.

Le prime 4 semplici domande mirano a capire quali emozioni albergano dentro di noi, nei confronti del proprio incarico, che sia da dipendente, manager, imprenditore o libero professionista.

Che cosa provi adesso verso il tuo ruolo o impiego in azienda.

  1. Sei soddisfatto del tuo lavoro?
  2. Stai ottenendo le gratificazioni che hai sempre voluto?
  3. Hai il tenore di vita che desideravi?
  4. Vai al lavoro con entusiasmo ed hai voglia di portare a termine i compiti che ti sei prefissato?

Se hai dato risposte negative ad almeno due domande, vai avanti ed scoprirai alcuni metodi per migliorare la qualità della tua vita nella sfera professionale, con sicuri buoni effetti anche sul lato personale.

Ecco una prima frase su cui riflettere ed altre domande da porti:

“Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”

  1. Che cosa pensi di questa frase?
  2. Ti piacerebbe iniziare a vivere la tua vita professionale, svolgendo l’attività che ami di più?

Prenditi il tempo necessario per valutare le tue emozioni, inserendo tutti i dettagli e le informazioni di cui disponi, ti accorgerai di aver innescato una serie di dubbi ai quali potrai dare domande sensate continuando a farti altre domande, sempre più specifiche, riguardo alla tua posizione professionale.
Quindi, se la risposta alla nr.2 è si, eccoti altri importanti spunti di riflessione:

Talento e Passione, distinguerli per usarli al meglio

Al fine di imboccare la strada giusta verso la realizzazione di sé, bisogna imparare a distinguere bene il concetto di talento da quello di passione.

La passione deve essere commisurata al talento, ci sono nozioni che si possono apprendere con l’impegno, ma il talento è innato e va riconosciuto, se vogliamo farne la propria base professionale, che generi anche il benessere economico desiderato.

Amare un’attività per la quale non si è portati è controproducente quanto fare qualcosa che si odia, perché porta, alla fine, allo stesso senso di frustrazione. Come fare quindi a seguire il propri ideali?

Ricerca e scoperta dei tuoi talenti innati.

Ovviamente il primo segnale su quello in cui risulti particolarmente capace, viene da ciò che gli altri ti dicono. Ma gli altri possono non vedere tutte le tue potenzialità, quindi affidati anche alle tue sensazioni, impara ad osservarti ed a riconoscere le tue emozioni.

Quando un’attività più di un’altra ti dà piacere, ottieni risultati ed hai voglia di imparare a farla meglio, farne anche un lavoro diventa estremamente gratificante.

Il pericolo sta nel non riconoscere i risultati

Alcuni fanno scelte professionali pensando alla posizione sociale, o al supposto prestigio che portano certe cariche o ruoli. Altri ambiscono volare in alto e rapidamente, pensandosi personaggi, più che persone che lavorano. Molti di loro sognano di fare mestieri come: il calciatore, la fashion blogger, l’influencer, lo youtuber, il cantante, l’attore..

In questi casi bisogna analizzare e testare prima le proprie risorse, capire se e quanto possiamo crescere e che cosa abbiamo realmente da offrire ai nostri futuri clienti o datori di lavoro o spettatori o follower a pagamento.

Se è la cieca passione a prevalere sul talento e gli sforzi economici e l’energia investita non recano risultati appaganti, bisogna avere il coraggio di mettersi in dubbio, per capire se non sia meglio cambiare strada, trovando un altro talento personale in cui investire, oppure valga la pena investire di più e magari diversamente nel progetto/contesto di lavoro, attuale.

Cambiare è possibile, come tenere duro per un buon motivo. Decidi tu che cosa sia meglio per te, ma puoi decidere solo se sei onesto/a con te stesso/a nel valutare tutti gli aspetti delle tue scelte in ambito professionale.

Per ispirarsi: unicità e creatività.

L’unicità è l’aspetto più prezioso che ognuno di noi ha. Farla emergere è ciò che rende felici ci fa realizzati nella vita, al di là delle opinioni altrui. Non a caso Erich Fromm ha scritto:

“Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso”

Quindi, dopo aver riconosciuto il nostro talento, a che cosa bisogna puntare per avere successo ed emergere dalla massa? Cos’è che fa davvero la differenza quando si parla di business? La risposta  è nella mentalità che ognuno assume e dall’ambizione che ha. Steve Jobs diceva:

“Stay hungry stay foolish” (siate affamati, siate folli)

Per “follia” Jobs intendeva l’essere originali e determinati, pensare con la propria testa e credere con entusiasmo nelle proprie intuizioni, fino a coinvolgere e convincere gli altri della loro bontà.
Esortava, inoltre, ad utilizzare l’osservazione, l’analisi del mondo che ci circonda, saper comprendere i bisogni altrui e prevedere in quale direzione andrà l’umanità, per inventare prodotti e servizi in grado di soddisfare le future necessità.

Stupire, emozionare, rendere più brillante la vita altrui.

Essere “affamati” significa non accontentarsi mai, voler migliorare e crescere continuamente, ambire ad una vita sempre più ricca di soddisfazioni e di risultati che abbiano dello straordinario, potenziando le proprie capacità di trascinatori e leader.

Di che quadrante sei?

Si parte prima di tutto dalla consapevolezza della propria condizione attuale e del proprio mondo emotivo responsabile delle nostre azioni e decisioni.
Secondo Robert T. Kiyosaky, in campo finanziario le persone possono essere classificate in virtù del quadrante nel quale si trovano. I quadranti da lui definiti sono 4, ovvero:

  1. Il dipendente
  2. Il lavoratore autonomo
  3. Il titolare d’impresa
  4. L’investitore

Ognuno di questi è caratterizzato da una precisa mentalità, uno stato emotivo ben definito che comprende sia potenzialità che limiti, un focus specifico ed un modo di fare in linea con il quadrante di appartenenza, che comprende livelli diversi di coinvolgimento e responsabilità.
Rifletti su queste ulteriori domande:

  • In quale quadrante generi il tuo reddito?
  • I quadrante in cui ti trovi è quello giusto per te?
  • Ti permette di essere libero finanziariamente?

Il risultato delle tue risposte spesso dipende dalle esperienze che hai maturato nel tempo, dagli insegnamenti ricevuti dalla tua famiglia di origine, dagli schemi mentali appresi dalle persone che hai frequentato e che frequenti tutt’oggi oltre che dagli stimoli provenienti dall’ambiente nel quale vivi.

Talvolta è facile comprendere il quadrante nel quale opera una persona, ascoltando le parole che utilizza.

Chi si trova del quadrante A, quello del dipendente, ad esempio si esprime con frasi di questo tipo: “Cerco un posto fisso, sicuro, con un buon stipendio e ottime indennità”.

Chi si trova del quadrante B, quello del lavoratore autonomo, è solito utilizzare espressioni come queste: “la mia tariffa è di 50 euro l’ora” oppure “ la mia provvigione è del 6% sul totale” oppure “sembra che non riesca a trovare chi voglia lavorare e lo faccia bene” o ancora “ho dedicato più di venti ore a questo progetto”.

Chi opera nel quadrante C, un titolare d’impresa, potrebbe dire: “Sto cercando un nuovo amministratore per gestire la mia società”.

Chi in fine opera nel quadrante D, un investitore, potrebbe dire: “Il mio flusso di denaro si bassa sul tasso di rendimento interno o sul tasso di rendimento netto?

Dietro le parole che una persona sceglie ci sono i suoi valori e le sue differenze fondamentali.

Quando senti pronunciare le parole “sicuro” e “indennità” puoi già farti un idea della persona che hai di fronte. Di solito la parola “sicuro” viene utilizzata in risposta alla sensazione di paura.
Se una persona ha paura dell’incertezza economica, il bisogno della sicurezza lo colloca comunemente nel quadrante “A”.

Se anche tu hai bisogno soprattutto di sicurezza, sei nel quadrante A.

La parola “indennità” palesa, inoltre, il bisogno ricompensa aggiuntiva, un preciso compenso in più, come l’assistenza sanitaria o un piano pensionistico.
Le persone che vogliono sentirsi sicure necessitano di vederlo scritto nero su bianco. L’incertezza non li rende felici, la certezza si . Dentro di sé dicono: “Io ti do questo… e tu promettimi di darmi quello in cambio”. Sono sinceri quando dicono: “I soldi non mi interessano più di tanto”.

Per loro, l’idea della sicurezza è spesso più importante del denaro. Un dipendente, nella sua più vasta accezione, può essere sia il presidente di una società sia il bidello di una scuola.
Non conta tanto quello che fanno, ma il contratto che hanno stipulato con chi li ha assunti e che cosa esso gli garantisce.

“Indipendenza”, la parola chiave nel quadrante B

Coloro che fanno parte del quadrante “B” (lavoratori autonomi) sono quelli che dicono: “Voglio essere il capo di me stesso”, oppure: “Voglio fare a modo mio”. Possono essere definiti i “fai da te”.
Spesso, quando si parla dell’argomento soldi, un vero “B” non vuole che il suo reddito dipenda dagli altri e decide i compensi desiderati, secondo il grado di impegno del lavoro da svolgere.
In questo gruppo, coloro che lavorano correttamente sanno anche che se non lavoreranno in modo appropriato, non potranno pretendere le “tariffe massime” della loro categoria, quindi oltre all’indipendenza di cui vanno fieri, sono persone che si caricano delle responsabilità relative agli impegni assunti.
Solitamente lavorano da soli o con un solo assistente, non amano guidare gruppi di lavoro e possono temere di formare altri soggetti per non trovarseli in futuro come concorrenti.

Ti piace dirigere le persone? Sei un tipo “C”

Coloro che fanno parte del quadrante “C” (titolari d’impresa) potrebbero quasi essere l’opposto dei “B” che prediligono il lavoro solitario. Agli imprenditori generalmente piace circondarsi di persone intelligenti e capaci, a cui delegare incarichi relativi agli altri quadranti. I C sono dei leader ed in quanto tali, amano scoprire talenti ed utilizzarli per i propri scopi imprenditoriali.

La differenza che salta all’occhio fra i soggetti dei gruppi B e C è che mentre un “B” possiede una professione, un “C” possiede un sistema e assume persone competenti per farlo funzionare.
Per avere successo come “C”, sono indispensabili:

  1. La proprietà o il controllo di sistemi.
  2. La capacità di guidare appropriatamente le persone.

Quindi perché un B si trasformi in un C, si rende necessaria un’evoluzione non comune, a partire dai suoi bisogni personali di condividere, gestire e dare istruzioni ad una moltitudine di altri soggetti.

La ricchezza è l’obiettivo ideale di chi fa parte del quadrante D

Gli investitori fanno i soldi con i soldi. Non hanno bisogno di lavorare perché i soldi lavorano per loro. A prescindere dal quadrante in cui le persone si trovano, se sperano un giorno di diventare ricchi, devono alla fine arrivare nel quadrante “D”, dove denaro si converte in ricchezza.

Essi vedono le risorse umane e le imprese come generatori di valore finanziario e non si sentono coinvolti dagli obiettivi delle imprese in cui investono, piuttosto dal reddito che genereranno. Il loro senso di responsabilità quindi si limita al proprio portafoglio che desiderano crescere e crescere, per continuare ad investire ed arricchire.
Se la ricchezza è il tuo sogno nel cassetto, allora sei o dovrai diventare una persona capace di calcolare il valore economico di ogni persona, servizio o prodotto che ti si pone davanti, secondo il mercato in cui sta operando, dovrai avere il potere di cambiare direzione o entità delle spese e delle acquisizioni, senza indugi e solo al servizio del tuo benessere economico finale.

In conclusione, voglio dirti due cose importanti rispetto ai quadranti del cashflow:

  1. È possibile avere redditi in tutti i quadranti.
  2. Si può essere ricchi o poveri in tutti i quadranti.

Questo significa che non necessariamente bisogna puntare sull’essere un investitore per realizzare le proprie aspirazioni ma si può scegliere di generare reddito in uno o più dei quattro quadranti in funzione di ciò che sentiamo più “nostro” e che ci soddisfa a pieno.

Capire le nostre inclinazioni e come potenziarle, è esattamente lo scopo delle sessioni di business coaching, al termine delle quali puoi avere la risposta giusta e completa alla domanda che si pongono oggi molte persone che desiderano migliorare il proprio stato professionale: “Cosa farò da grande” perché saprai qualìè l’attività nella quale hai maggiori chance di essere soddisfatto economicamente e personalmente.


Nella parte 2 parlerò di alcuni metodi per riuscire a modificare le emozioni ed i comportamenti che ostacolano il raggiungimento delle nostre mete professionali.

Salve, hai domande? Scrivimi pure!

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