Life-Coaching

Come recuperare o migliorare una relazione

Relazione d'amore felice

ESSERE INNAMORATI

L’amore, nella coppia, soddisfa il desiderio di sentirsi finalmente completi, di appartenersi, avvolti in un calore che ripara dal freddo e lontani da quell’oscurità che nei momenti di solitudine sembra attanagliarci. Per non parlare dell’incredibile energia che si avverte dentro e fa sentire instancabili ed ottimisti. Ci sembra possibile riuscire in qualunque intento, liberi dall’ansia, sorridenti ad ogni nuovo giorno.

Ma questa condizione non dura in eterno, è dimostrato che nella gran parte delle coppie lo stato di innamoramento diminuisce sempre di più in un lasso di tempo medio di due/tre anni. Dopo, gradatamente, spariscono le emozioni e la voglia di conoscersi; la maggior parte dei rapporti che non arrivano alla separazione ma perdurano nel lungo periodo, si sorreggono quindi solo per abitudine o scelte “pratiche”, senza più quelle emozioni che lo caratterizzavano all’inizio.

QUANDO LA COPPIA VIVE SENZA AMORE

In non pochi di questi casi la vita insieme non procede esattamente serena, ma è invece costellata di continue tensioni, battibecchi, liti ed atteggiamenti raramente affettuosi verso il/la partner.
La comunicazione si blocca, ognuno dei due si sente incompreso ed ostacolato dall’altro/a e diventa molto difficile a questo punto ritrovare nella coppia la fonte di gioia che era stata in passato.
(Non è affatto raro che in queste condizioni emotive, uno o entrambi i partner avvisino anche diversi disagi fisici; di questo parleremo nella parte 2).

Perché l’innamoramento pian piano svanisce?

Perché non viene adeguatamente cresciuto il rapporto tra  le persone, che non si nutre solo di emozioni, ma necessita di una base razionale che mantenga comportamenti e pensieri su un piano più consapevole, dove il sentimento viene consolidato e pronto ad affrontare il futuro con maggiore intelligenza emotiva.

Si può rimanere innamorati a vita di una persona che ricambia con la stessa intensità il nostro sentimento?

Si, stando a quello che affermano la psicobiologia, la medicina energetica e la programmazione neuro linguistica, a patto che si riconoscano ed imparino a gestire i meccanismi inconsci che si nascondono dietro le dinamiche di relazione. Da questo si evince che l’amore nonostante sia un sentimento che nasce in modo spontaneo, non è qualcosa che sappiamo automaticamente coltivare e rafforzare.

Perché ognuno vive l’amore a modo proprio, gestendolo come fosse una questione intima e personale, mentre invece amare è qualcosa che si impara e spesso per farlo bisogna andare oltre i propri limiti caratteriali e convinzioni acquisite.

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Se l’innamoramento è un meccanismo che per la maggior parte delle persone nasce in modo del tutto spontaneo e naturale, coltivare l’amore richiede, per tutta la durata della relazione, un impegno mentale che pochi sono disposti a tenere.

Il più delle volte per innamorarsi basta uno sguardo, un gesto, ascoltare il modo di parlare dell’altra persona per iniziare a provare un interesse, un emozione che ci fa sentire vicini ed in qualche modo simili. Poi iniziamo a pensarla sempre di più, ad interessarci a ciò che fa e quando incominciamo a sentire la sua mancanza ci rendiamo conto di provare qualcosa per lei. Ci si inizia a cercare frequentando gli stessi posti, a desiderare di passare sempre più tempo assieme fino a quando, se l’interesse è reciproco, scatta la voglia di uscire insieme magari prima con agli amici e successivamente soli. Inizialmente ci si parla e ascolta reciprocamente, ci si guarda negli occhi e si provano un mix di emozioni che vanno dall’imbarazzo alla felicità.

Con il tempo l’emozione cresce e si ha voglia di conoscersi sempre meglio e, se c’è attrazione fisica e sintonia mentale, scatta il sentimento dell’amore. In fine si ufficializza la relazione. A questo punto in tutte le favole e i film romantici non resta che dire: “e vissero felici e contenti”.

Ma è davvero così? Magari! Il più delle volte nella realtà si finisce per limitarsi a vicenda per gelosia, a urlarsi contro quando affiorano le prime incomprensioni o quando emergono le reciproche insicurezze, a litigare per la più piccola cosa al fine di dominare l’altra persona e tenerla stretta a se quando la sentiamo distante, a sfogare le proprie frustrazioni, nervosismi e malumori con la pretesa di essere compresi e consolati. In questo modo si finisce solo per rovinare quel legame che si era creato.

Ma perché accade tutto questo?

Partiamo dal principio ovvero dagli ideali e dalle mancanze che ognuno di noi ha dentro di sé.

Devi sapere che dal momento della nascita fino all’età di circa tre anni noi esseri umani acquisiamo delle risorse che ci nutrono e permettono di crescere e maturare al fine di diventare indipendenti ed autonomi. Tra tutte ce ne sono alcune che perdiamo per strada non necessariamente perché non ci vengono date dai nostri genitori ma perché non le riceviamo per come vorremmo. Queste ultime sono chiamate in psicobiologia mancate acquisizioni. Ma cosa sono e perché sono così fondamentali nella vita? Sono delle mancanze incolmabili, infinite, chiamate anche “pozzi senza fondo” che, se non acquisite da piccoli o anche da adulti con un lavoro di accrescimento della propria consapevolezza di cui ti parlerò in seguito, ci porteremo dietro per tutta la vita cercando disperatamente di riempire attraverso gli altri con richieste e pretese. Da queste nascono i bisogni di sentirsi importanti, di essere capiti, di voler ottenere senza chiedere, di dover dimostrare a tutti i costi il proprio valore, di sentire il bisogno di parlare continuamente senza mai ascoltare, di mettere l’orgoglio davanti ai sentimenti. Sempre dalle mancate acquisizioni nascono anche le diverse paure come quella di essere abbandonati, rifiutati, esclusi, di sentirsi soli, di non valere abbastanza, di non sapere chi siamo, di non sentirci in diritto di esistere, di non essere meritevoli dell’amore altrui.

Quando abbiamo questi bisogni e mancanze ci innamoriamo della persona che più di altre ci da la sensazione di poterci far sentire meglio. Nella nostra mente questa persona diventa lo strumento ideale per compensare a ciò che ci manca e soddisfare così quei bisogni che ci portiamo dentro. È qui che nasce il proprio uomo ideale e la propria donna ideale e con essi quello della “famiglia del Mulino Bianco”. Ci creiamo nella mente un immagine di chi vorremmo al nostro fianco con le caratteristiche di colui o colei che è in grado di soddisfare tutto questo. Così facendo finiamo per considerare la relazione come il luogo delle richieste dove trattare il nostro partner solo come uno mezzo utile, un dipendente che sta ai nostri comandi perché ci completi essendo capace di soddisfare i nostri bisogni e colmare le nostre mancanze. Peccato che tutto questo non è altro che un meccanismo momentaneo ed illusorio in quanto non esiste persona al mondo in grado di poter fare ciò che ci aspettiamo e desideriamo per un motivo ben preciso:

La nostra mente non conosce l’altro ma solo se stessa.

Cosa vuol dire questo? Che il vero rapporto lo abbiamo principalmente con noi stessi. Il partner è solo un ologramma, una proiezione della nostra mente. O meglio il rapporto che viviamo con lui è il risultato di come siamo noi interiormente. Tutto ciò che proviamo infatti dipende per l’ottanta per cento da noi e solo il venti per cento dall’altra persona. Tutte le nostre sensazioni nascono dai nostri pensieri, desideri, bisogni, visualizzazioni e convinzioni. È per questo che non possiamo mai e poi mai colmare le nostre mancanze e soddisfare i nostri bisogni attraverso l’altra persona. Se anche trovassimo la fatidica “persona giusta” in grado di darci ciò che noi cerchiamo e ci aspettiamo e che ci fa sentire bene sarebbe comunque un suo adattamento, momentaneo, al nostro modo di essere, motivato dall’attrazione fisica e mentale che prova nei nostri confronti. La verità è che:

L’unico modo di colmare i nostri vuoti è dare agli altri ciò che vorremmo avere noi!

Proprio così: è soltanto attraverso l’amore per noi stessi e la generosità verso gli altri che possiamo ritrovare la nostra completezza. Pensaci un attimo. Nella fase dell’innamoramento quando ancora conosciamo poco l’altra persona, riempiamo a modo nostro, le lacune che abbiamo, arricchendo l’immagine mentale di lei con le caratteristiche che a noi fanno comodo. Se ad esempio in un’occasione vediamo il nostro partner essere gentile con un vecchietto o vecchietta, immediatamente lo collochiamo nella nostra mente tra le persone gentili. Allo stesso modo se in un’altra occasione è paziente con noi spiegandoci più volte un concetto che per noi risulta difficile comprendere, gli attribuiremo la pazienza come dote, e così via. Continuiamo a fare così costruendo nella nostra mente l’immagine ideale della persona che vorremmo avere accanto e, attenzione, ci relazioniamo con quell’immagine. Questo concetto è fondamentale. Non ci relazioniamo con la persona reale con la quale abbiamo iniziato la relazione ma con l’immagine che abbiamo costruito dentro di noi di quella persona.

Una volta completata quest’immagine, se il nostro partner in una o più occasioni si comporta in modo incongruente, noi ignoriamo quei comportamenti sminuendoli come a non volerli vedere perché ci rifiutiamo di rovinare quella bella immagine che ci siamo creata di lui o lei. In PNL questo meccanismo mentale si chiama “cancellazione”. È come se completassimo il puzzle mettendo negli spazi vuoti i pezzi che a noi piacciono senza accertarci se nella realtà si incastrano perfettamente o meno. Finita la fase dell’innamoramento che in realtà è biologica in quanto legata agli ormoni che per natura hanno una durata limitata nel tempo, quella persona che si è adattata a noi per compiacerci ritornerà ad essere se stessa e a comportarsi senza più assecondare le nostre richieste. Questa coincide con la fase del disinnamoramento caratterizzata da litigi, incomprensioni, distanza, egoismo, trascuratezza e tutto ciò che rovina i rapporti.

Oltretutto rapportarsi con una persona bisognosa di colmare i propri vuoti non porta che ad annullarsi, a mettere da parte i propri di bisogni e desideri pur di soddisfare le sue richieste. Si inizia con piccole rinunce fino allo spegnimento di ogni entusiasmo verso la vita. Con il tempo possiamo arrivare anche a provare la sensazione di essere sfruttati, usati e prosciugati da ogni energia. Molti, davanti a queste sensazioni, resistono e vanno avanti nella relazione per diversi motivi. Uno di questi è perché hanno paura che se dovessero iniziare a non assecondare più il partner rischierebbero di perderlo. Un altro motivo è l’educazione: assecondare il partner fa parte dei comportamenti definiti buoni che mettono in atto le brave persone. Un altro ancora è il senso di colpa che proverebbero costoro se dovessero comportarsi in modo diverso. Meglio soffrire e rinunciare a ciò che a me piace pur di far felice “il mio amore”. In fine, e questo è il più importante tra tutti, perché assecondando le altrui richieste ci sentiamo utili ed importanti come se finalmente avessimo un ruolo nella vita ed una missione da compiere.

Ora, a questo punto, la domanda da porsi è: viviamo o vorremmo vivere una relazione di coppia solo per soddisfare i nostri bisogni e dunque per rendere la nostra vita meno difficile e allo stesso tempo per sentirci importanti ed utili, oppure vogliamo amare davvero, “essere in amore” e condividere questo sentimento con un’altra persona? Scegliendo la prima opzione non stiamo facendo altro che puntare sull’ego, sulla soddisfazione dei nostri bisogni a scapito del nostro partner che non potrà mai essere libero di esprimere se stesso al cento per cento in quanto dovrà adattarsi a noi. Per di più saremo reciprocamente e facilmente sostituibili. Basterà che noi o il nostro partner trovi chi è capace a soddisfare meglio i bisogni dell’altro per perderlo.

Siamo sicuri che è questo che vogliamo nella nostra vita? Scegliamo di stare con una persona perché ci gratifica? Perché è disponibile ogni volta che la cerchiamo? Che ci è utile perché riveste il ruolo di servo o di geisha? Lo so, ho utilizzato termini forti, ma è solo per far passare bene questo messaggio. Ognuno è libero di fare le proprie scelte, basta essere consapevoli che chi sceglie quest’opzione sta cercando solo una vita più comoda. Niente di più.

L’amore visto in quest’ottica è dunque solo uno strumento di compensazione utile a soddisfazione dei bisogni emotivi legati alle nostre mancanze.

Questo tipo di amore, definito da Osho “amore-bisogno”  ha vita breve e non può arrivare a far sentire legate due persone in modo profondo, spirituale e durevole. Tutto questo non porta altro che a delusioni continue e all’infelicità. Se invece si sceglie di “essere in amore” la strada da percorrere è completamente diversa ed inizia dalla ricerca dell’amor proprio attraverso un percorso di consapevolezza. Solo chi impara a dare valore a se stesso può dare valore anche agli altri, compreso il proprio partner.

Il primo fondamentale passo da compiere, dunque, al fine di far sbocciare l’amore per se stessi e per la vita, è riconoscere le proprie “mancate acquisizioni” di cui ho accennato precedentemente che, suddivise in 6 stadi, sono:

1° stadio (da 0 a 6 mesi): acquisizioni per essere

  • Ho il diritto di esistere: I miei genitori mi desideravano? Se uno dei due genitori non voleva figli non viene acquisito dal bambino il diritto di esistere, di vivere. La persona con questa mancanza non saprà chi è e domanderà sempre agli altri di essere definito. È una persona che si adegua molto perché in questo modo ottiene riconoscimenti e, con essi, il diritto di esserci. In più sente forte il bisogno di essere desiderata.
  • Gli altri comprendono i miei bisogni: Corrisponde al bambino che ha fame, sete, che ha bisogno di essere cambiato. Questa mancanza porterà a credere che “non solo sono incompreso ma neanche io conosco i miei bisogni”. La persona con questa mancanza dice spesso: “non sono compreso”. Se le viene chiesto di dire i suoi veri bisogni non saprà rispondere o darà risposte di fantasia. In una relazione, coloro che hanno questa mancanza, fanno richieste infinite al partner senza mai sentirsi pienamente soddisfatti perché in realtà non sanno nemmeno loro ciò che veramente vogliono e che li fa star bene.
  • Sono contenti, me compreso/a che io sia un maschio (o una femmina): i miei genitori volevano un maschio (o una femmina)? La nascita di un bambino con una sessualità diversa da quella desiderata dai genitori porta a problemi di identità sessuale. Non riusciranno ad identificarsi con il vero uomo o con la vera donna ma avranno caratteristiche miste. Se donna apparirà più mascolina negli atteggiamenti e potrà avere un ciclo doloroso mentre se uomo apparirà più effemminato e sensibile.
  • Posso prendermi il tempo per fare ciò che ho da fare: spesso questo si traduce con il tempo della guarigione. Sono persone incapaci di rimanere in vagotonia e dunque di guarire. Hanno fretta di muoversi, di essere attive e dunque di non concedersi il giusto riposo per ritornare in salute. lo stesso atteggiamento assumono nei confronti dei loro bisogni che tralasciano perché presi da attività dedicate ad altri. Questo porta ad un continuo stress che non riescono mai a debellare del tutto.
  • Loro sono contenti, me compreso/a, di essere toccato/a, di essere preso/a in braccio: questa mancata acquisizione porta a problemi di contatto che sono legati alla madre. Il padre è poco importante per i primi 6-8 mesi di vita anche nel contatto in quanto il neonato non fa distinzione tra mamma e papà. Sono persone che fanno fatica a lasciarsi toccare, accarezzare, abbracciare. Preferiscono parlare ed esprimere l’affetto con le parole, gli sguardi piuttosto che con gesti affettuosi che coinvolgono il corpo.

2° stadio (da 6 a 18 mesi): acquisizioni per fare

  • Posso esplorare e fare esperienze: questa mancanza porta a incontrare forti difficoltà nel intraprendere nuove esperienze, spostarsi da casa, viaggiare.
  • Sono capace di agire con un appoggio/aiuto: chi ha questa acquisizione sa chiedere aiuto quando ne ha bisogno senza alcuna remora.
  • Posso prendere iniziative: “se gli altri non comprendono i miei bisogni è inutile”. Sono persone che seguono gli altri senza mai riuscire a prendere iniziative se è presente questa mancata acquisizione.
  • Posso essere curioso ed avere delle intuizioni: fidarsi di sé e delle proprie intuizioni è frutto di questa acquisizione.
  • Posso agire e avere approvazione: chi parla in modo diretto ha acquisito l’approvazione. Chi fa giri di parole no.

3° stadio (da 18 mesi a 3 anni): acquisizioni per il pensiero

  • Ho il diritto di crescere: diversamente si resta bambini o immaturi.
  • Ho il diritto di mettermi in collera: senza sentirmi in colpa.
  • Posso riflettere su quello che sento e sentire su quello che penso: legame emozioni-pensiero.
  • Posso pensare da solo, ne al posto degli altri ne attraverso gli altri.
  • Sono deciso (non sono indeciso) perché conosco i miei bisogni.

4° stadio (da 3 a 6 anni): identificazione

  • Posso essere potente ed efficace ed avere bisogni e sentimenti: collegamento tra emisfero destro e sinistro del cervello.
  • Non sono obbligato ad essere povero, triste, ammalato affinché gli altri si interessino a me: la chiusura in se stessi con l’atteggiamento di vittima caratterizza coloro che hanno questa mancata acquisizione.
  • Posso cercare e scoprire chi sono: è ciò che permette di avere una buona capacità introspettiva e di autoanalisi.
  • Posso immaginare senza paura: riesco ad immaginarmi in una nuova situazione senza paura. Il cambiamento lo vivo con tranquillità.
  • Accetto le conseguenze del mio comportamento: è l’acquisizione che permette di assumere la responsabilità delle proprie azioni.

5° stadio (da 6 a 12 anni): saper fare (abilità)

  • Sono capace di pensare prima di agire: capacità di governare l’istinto e l’impulsività.
  • Sono capace di aver fiducia in me stesso: perché conosco i miei bisogni e le mie capacità.
  • Sono capace di agire come voglio io: senza dover considerare la volontà o i gusti altrui.
  • Sono capace di non essere d’accordo su tutto senza fare problemi: non sento il bisogno di prevaricare, di impormi sugli altri per dimostrare il mio valore.

6° stadio (da 12 a 18 anni): maturità

  • Sono un essere sessuato e adulto: sono consapevole della mia sessualità e dei bisogni legati ad essa.
  • Sono responsabile dei miei bisogni, dei miei sentimenti e dei miei comportamenti: tutto ciò che vivo e faccio dipende principalmente da me.
  • Sono capace di essere indipendente: di non puntare su nessuno al di fuori di me per soddisfare i miei bisogni.
  • Sono il ben voluto anche se sono andato via (strada del figliol prodigo). Allontanarmi e andar via è naturale e giusto quando lo sento perché fa parte della crescita così come ritornare dopo aver completato la mia esperienza.
  • Posso accompagnare l’amore anche senza la presenza: posso amare malgrado la distanza.

Le mancate acquisizioni più significative sono quelle del primo stadio per poi decrescere di importanza mano a mano che si procede con gli stadi successivi. Questo accade perché se c’è una mancata acquisizione al primo stadio ce ne saranno delle altre a cascata negli stadi successivi. Stesso effetto a cascata si ha su ogni stadio.

Ogni mancata acquisizione può essere risolta attraverso un lavoro su di sé che comprende sia la sfera cognitiva sia quella emotiva. Il percorso di evoluzione, attraverso le sessioni di life coaching, in questo caso, può essere intrapreso sia singolarmente al fine di risolvere le proprie conflittualità e vivere serenamente le relazioni sentimentali oppure in coppia al fine di trovare con il proprio partner una nuova sintonia e sentirsi più uniti e più forti di prima.

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