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Come scegliere il COACH giusto per te? Ecco a che cosa fare attenzione.

I professionisti del Coaching che hanno seguito specifici studi, li mostrano con chiarezza nelle loro schede. I contenuti dei loro siti e blog, inoltre, contribuiscono a dare un’idea della conoscenza e dei metodi utilizzati. Ma ci sono anche siti web molto ben costruiti, che però non corrispondono poi ad un’adeguata preparazione del professionista che stavi cercando.

Questo perché, in mancanza di un vero codice deontologico, la serietà e la veridicità della preparazione di un coach, sono stati definiti da apposite associazioni di categoria, ma non ancora disciplinate per legge e questo, effettivamente, ha dato ampia libertà anche a figure che si sono presentate come “Coach” basandosi su alcune esperienze lavorative, ad esempio nella gestione di personale aziendale. Oppure insegnanti di Yoga o altre discipline, che in virtù di alcune letture sull’argomento si sono auto-definiti Coach. Tanto, basta scriverlo sul sito 😀

Identificare il coach che fa per te, fra le tante “offerte” online, ti sembra difficile?

Personalmente concordo con i colleghi che scrivono articoli dando corrette linee-guida ai lettori per dipanarsi nel mare di proposte di Coaching presenti sul web. I più “concreti”, infatti, invitano a trovare il professionista giusto secondo poche ma sensate regole:

1) Non fermarti ai soli titoli di studio.

Il coaching è si, fatto da “tecniche” che però sono funzionali al conseguimento di precisi obiettivi, secondo percorsi che il coach stabilisce con te, in modo personalizzato. Siamo tutti diversi ed è sulle tue specificità che il coach basa il suo programma. Con lui/lei si instaura una relazione di fiducia e collaborazione.
Quindi è fondamentale che fra voi due esista una buona intesa, che spesso dipende da una capacità del coach assolutamente naturale, come l’essere fortemente empatici.
Questo i titoli non lo garantiscono 🙂 solo la conoscenza diretta della persona può farti comprendere se è il/la professionista giusto/a, per raggiungere il tuo intento.

2) Non accontentarti di leggere il suo sito web o i suoi post sui social, ma interagisci.

Puoi iniziare anche con brevi commenti ai suoi post, sul blog o sui social. Già da come il coach ti risponde, e magari leggendolo con una certa costanza, puoi farti un’idea del suo modo di relazionarsi con te e con gli altri.

3) Vuoi capirlo subito? Contattalo direttamente.

Per temi così sensibili ed importanti come il miglioramento personale, scusate se mi ripeto: la relazione tra te ed il coach fa la differenza. Se ne hai la possibilità, entra subito in contatto con il coach che potrebbe interessarti e mettilo alla prova!

Le sue domande ed il tono della sua voce ti faranno pian piano capire quanto ti sta comprendendo e se ti piace come sta affrontando la questione che gli poni. Abbi fede nel tuo istinto!

Coerentemente con quanto affermo, ho infatti messo a disposizione di chi fosse alla prima esperienza, una sessione gratuita di 30 minuti. Sono abbastanza per aprire un dialogo ed avere un primo esito, te lo assicuro.

Per maggiori dettagli lasciami un semplice messaggio anche nel form CONTATTI, oppure usa la chat del sito o gli altri miei recapiti, come preferisci. Rispondo a breve.

Equivoci, errori, cose a cui fare attenzione nella ricerca di un Coach:

Ci sono coach “sedicenti”, sprovvisti di preparazione e molto bravi a vendersi. Ovviamente sono coloro che rendono questo settore poco attendibile agli occhi di chi si ferma alla superficie.  Non tutti i lettori, sul web, hanno tempo per documentarsi a fondo, quindi si, è doveroso ammettere che il mondo del Coaching può riservare spiacevoli delusioni a chi sceglie il coach con poca attenzione.
Alcuni lettori possono essere indotti in equivoco, proprio a causa di promesse “sensazionaliste” di taluni che affermano di esercitare questa professione. Ecco come mai è bene essere molto chiari e consapevoli, da entrambe le parti.

Le aspettative giuste, quando ci si rivolge ad un Coach

C’è anche chi parte alla ricerca del Coach con aspettative errate.
Il Coaching raggiunge obiettivi, non è affinabile ad altri percorsi o tantomeno cure, che risolvono specifici disagi. Un serio Coach comprende presto se i tuoi problemi necessitano di interventi diversi dal suo, e ti indirizza verso lo specialista adatto.
Andare da un Coach chiedendo di risolvere uno stato di totale confusione mentale o una perenne condizione di depressione, fa solo perdere soldi e speranze. Qui l’aiuto che serve è differente.

Mentre invece ci sono moltissime persone che soffrono poiché incontrano determinati ostacoli e chiedono aiuto per rimuoverli, perché sanno a che cosa aspirano e sono determinate a conseguirlo, anche se non ce la fanno con le proprie risorse. Sono questi i casi in cui il Coaching offre un valido apporto.

Quindi l’approccio giusto è rivolgersi ad un Coach quando si ha in mente un preciso obiettivo di miglioramento in qualche ambito, professionale o relazionale che il Coach non inventerà per te, ma ti darà gli strumenti ed il percorso migliore per arrivare alla meta.

Atteggiamenti che dovrebbero metterti in allarme, quando cerchi un Coach:

Il “Coach incentrato su se stesso” che ripete all’infinito di “avere scoperto la chiave per una eterna vita felice”.

Alcuni Coach si presentano da subito con “la soluzione in tasca pronta per te”. Li contatti, inizi ad esprimere alcune delle tue domande ed osservazioni, ma vedi che dopo poco già ti assicurano di avere la risposta perfetta alle tue esigenze.

Magari sono sinceri, perché hanno elaborato rapidamente il tuo problema, etichettandolo in modo da rispondere con una determinata “tecnica” o percorso standard. Peccato che, per quanto siano in buona fede, il sistema non funziona! Senza la famosa empatia, corredata dalla professionalità, non si possono offrire un ascolto ed un’analisi accurata, per creare poi quel programma personalizzato, su misura per te.

Questi Coach sono sempre molto presenti sui media, ma poco nella relazione diretta con le persone. Se gli parli di te, rispondono con proposte generalizzate. Preferiscono organizzare “eventi”, piuttosto che cimentarsi nella professione con i singoli soggetti che hanno bisogno di un reale aiuto.

L’errore opposto: il Coach empatico, ma senza distacco.

Com’è vero che questa professione parte da una personale attitudine all’ascolto ed all’aiuto, che presuppone empatia e pazienza, è altrettanto vero che queste buone doti personali non bastano affatto. E se usate senza controllo, nel coaching, ottengono il risultato opposto.

Un tratto distintivo di chi non ha da offrire una vera professionalità, ma si è “auto-inventato” il titolo di Coach, è quello di dimostrarti subito quanto sono coinvolti da quello che tu esprimi. Immediatamente entusiasti per i tuoi progetti, si prostrano quanto te per le tue sofferenze.
In questo modo intendono creare il necessario legame tra voi due. Però anche qui il sistema non funziona per niente: il soggetto si sente ancora più confuso, se chi si propone come “guida”, usa le stesse emozioni per avvicinarlo, senza infondere invece quella serenità che può offrire il professionista che ti mostra un percorso intelligente, fatto su misura per te grazie ad un’analisi che comprenda qualità umane si, ma anche competenze.

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