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Le tre chiavi per mantenere vivo l’amore di coppia

Quando si parla di amore non si può fare a meno di pensare al tempo e all’intensità emotiva con la quale la relazione è vissuta. Dopo un inizio entusiasmante, col tempo sembra che il sentimento si affievolisca fino a ribaltarsi completamente in molti casi, diventando causa di malessere invece che di gioia.

Tutti i bei gesti e le premure che ci si scambiavano vengono a mancare e con esse arrivano puntualmente le delusioni, la rabbia, la tristezza e i litigi, di cui ognuno incolpa l’altro/a di esserne la causa.

Perché accade questo? Cos’è che non funziona e che fa deteriorare i rapporti fino a lasciarsi o a stare insieme senza amore?

È una questione di natura che dobbiamo accettare senza poterci fare niente oppure siamo noi incapaci a nutrire il sentimento dell’amore?

Di certo bisogna distinguere, prima di dare una risposta a queste domande, i diversi tipi di relazioni esistenti e dunque di coppie. Il primo elemento di distinzione è certamente l’età. È ovvio che una relazione che s’instaura a vent’anni è diversa da quella che si può avere a trent’anni o più non tanto per la maturità con la quale viene vissuta, che ovviamente conta, quanto per il progetto che la coppia ha di costruire un futuro. In psicobiologia quest’aspetto prende il nome di “progetto senso”.

Il progetto senso è il motivo profondo per il quale nasce una relazione, una casa, un bambino, un’azienda, un’amicizia, una collaborazione, eccetera. È ciò che spinge a prendere decisioni e ad agire di conseguenza. Può essere definito come la nostra guida interiore. La domanda corrispondente al progetto senso è:

“Perché cerco proprio questo nella mia vita?”

Il più delle volte il progetto senso è inconscio e lo comprendiamo solo dopo aver vissuto l’esperienza di cui avevamo bisogno per crescere. Ad esempio: si può iniziare una relazione con una persona per dimenticare l’ex. In questo caso il progetto senso di quella relazione è l’allontanamento sentimentale da un’altra persona. Quando questo avviene e ci rendiamo conto di aver dimenticato l’ex, non vi è più alcun motivo che ci spinge a stare nella relazione attuale, tant’è che poco dopo inevitabilmente finisce. Altre volte il progetto senso coincide con il voler acquisire una sicurezza economica, magari conquistando una persona facoltosa o quantomeno agiata, oppure con il voler stare accanto ad una persona in difficoltà per poterla aiutare a uscire da un periodo buio, eccetera. Nessun progetto senso è giusto o sbagliato perché proviene dai nostri bisogni più profondi.

Ritornando alla differenza di età, mentre da ragazzi ci si rapporta con il solo obiettivo di stare insieme e condividere con l’altra persona una parte della propria vita, che spesso si riduce a sentirsi tutti i giorni e a uscire la sera, quando si è più grandi, le esigenze cambiano. S’inizia a pensare alla convivenza o al matrimonio, a cercare una propria casa dove vivere insieme, a voler avere un bambino, eccetera. Il progetto senso passa dallo stare insieme a una persona semplicemente perché ci piace, allo stare insieme perché si vuol costruire una famiglia con lei. Anche gli impegni e le responsabilità sono completamente diversi. Da ragazzi si pensa a studiare e a imparare una professione che in futuro possa garantire il proprio sostegno economico. Da adulti si pensa a consolidare la propria stabilità finanziaria al fine di sostenere non solo le proprie spese ma anche e soprattutto quelle della famiglia che si vuol costruire. Questo non significa che una relazione iniziata da giovani non possa crescere e maturare fino a far assumere responsabilità più grandi e giungere alla creazione di una famiglia.

Alla luce di tutto questo è evidente che di fronte alle incomprensioni, ai litigi e ai malumori che in un rapporto si possono sempre vivere, l’atteggiamento che si assume cambia in funzione del valore e del significato della relazione stessa. Da ragazzi spesso è sufficiente un breve periodo di crisi per arrivare a separarsi. Da adulti invece, quando oltre all’età c’è anche la maturità, si ha più voglia di superare insieme le difficoltà.

Oltre all’età e al progetto senso c’è un altro aspetto davvero fondamentale che distingue la coppia matura da quella giovane, ovvero: il grado di consapevolezza di sé e delle dinamiche di relazione.

Molte volte quando ci conosciamo ancora poco dal punto di vista emotivo e viviamo situazioni che ci fanno agire d’impulso, l’atteggiamento che assumiamo è quello di proiettare all’esterno la causa dei nostri mali. Iniziamo a incolpare il partner di questo e di quell’altro senza mai fare un passo indietro per osservarci e capire davvero da cosa dipende quel nostro stato d’animo. Iniziamo a utilizzare espressioni come: “È colpa tua se mi sento così” oppure “mi hai fatto innervosire” o ancora “mi hai deluso quando ti sei comportato in quel modo”, eccetera. Questo accade perché molti dei meccanismi emotivi che s’innescano dalle mancate acquisizioni, di cui parlo in modo approfondito nell’articolo “Come recuperare o migliorare una relazione” non li conosciamo e, di conseguenza, non riusciamo a gestire.

Quante volte ti è capitato, ad esempio, di non riuscire a parlare, nonostante volessi farlo, dopo aver avuto un litigio con il tuo partner? Oppure quante volte hai risposto a un’accusa con aggressività ricambiando con delle offese? Altre volte si può provare la sensazione di sentirsi rifiutati, non desiderati, allontanati, sbagliati, confusi, giudicati, abbattuti, incompresi, spenti, soli, bloccati, indecisi sul da farsi, costretti. Ognuno ha un suo singolare modo di reagire alle dinamiche che si creano nella coppia.

Diventare consapevoli del proprio mondo emotivo permette di assumersi la responsabilità di ciò che si prova e dei comportamenti che si attuano evitando così di incolpare la persona che amiamo e di rovinare di conseguenza la relazione.

In egual misura è importante conoscere bene il mondo interiore del tuo partner e le sue dinamiche di relazione. Comprendere fino in fondo cos’è che innesca i meccanismi dolorosi che vive, ti permetterà di evitare di innescarli. Queste dinamiche di relazione dipendono dal carattere di ognuno, dalle priorità che abbiamo nella vita, da ciò che ci serve per stare in equilibrio, da cosa ci fa emozionare piacevolmente, dalla risposta automatica e impulsiva che tiriamo fuori ogni volta che entriamo in conflitto e dalla sequenza di emozioni che s’innescano all’interno della relazione stessa. Tutto questo rientra in ciò che la psicobiologia chiama “struttura biologica”.

La struttura biologica è lo strumento che permette di capire come siamo emotivamente e cosa scatta dentro di noi nei quattro settori della vita – casa, lavoro, relazione, sociale – indipendentemente dal condizionamento altrui.

Conoscere la propria natura attraverso la struttura biologica infonde un grande potere. Sapere come reagiamo emotivamente agli eventi che viviamo nei quattro settori, permette di diventare totalmente responsabili delle nostre azioni e reazioni, di assumere il controllo della nostra vita e viverla da protagonisti. Durante le sessioni di coaching è toccante vedere come le persone cambiano completamente, e in meglio, l’atteggiamento verso ciò che vivono. Acquisiscono maggior sicurezza in se stesse, un profondo senso di fiducia nelle proprie potenzialità, nel proprio valore, nella propria capacità di amare e questo spesso si traduce in una gran voglia di realizzare i propri progetti e di vivere con più coraggio e meno paura la vita.

L’alternativa a tutto questo qual è? Continuare a incolpare gli altri dei propri malumori, delusioni e aspettative mancate e finire per sentirsi eternamente vittime o comunque incapaci di vivere la vita a modo proprio. È per questo motivo che t’invito a sperimentare una sessione di coaching per acquisire maggior consapevolezza del tuo mondo emotivo. Scoprirai come può essere facile affrontare qualsiasi situazione con più sicurezza e fiducia sapendo anticipare le tue reazioni e assumendo il controllo di te stesso in ogni contesto della tua vita, compresa la relazione.

Fatta questa doverosa premessa, rimane una sola domanda alla quale rispondere:

Quali sono le tre chiavi che permettono di mantenere vivo l’amore di coppia?

Il tempo e l’intensità emotiva sono gli elementi sui quali ruota tutta la nostra esistenza e sono gli stessi elementi che permettono di mantenere vivo l’amore. Il nostro cervello percepisce le emozioni attraverso le fasi di cambiamento, piccole o grandi che siano, e si mantiene attivo grazie a stimoli continui. Se ad esempio entriamo in un ambiente molto luminoso rispetto al luogo in cui ci trovavamo, l’occhio percepisce la differenza e questo stimola un piccolo cambiamento percettivo che a sua volta suscita un’emozione. Allo stesso modo se entriamo in una stanza con un odore particolare, il nostro sistema olfattivo lo percepisce e, in funzione del tipo di odore presente, proveremo sensazioni di piacere o dispiacere, che, una volta processato dal cervello ci fa provare un’emozione. Ogni volta che c’è un passaggio da una situazione a un’altra, il nostro cervello si anima attivando le connessioni neuronali. Più stimoli ci sono, maggiori sono le connessioni, ancor di più se gli stimoli sono diversi tra loro. In questo caso si parla non solo di quantità ma anche di varietà.

Se ci pensi un attimo tutto ciò che ci emoziona, rientra in qualcosa di nuovo, di diverso dal solito. Tutto ciò che rompe gli schemi della routine ci suscita emozioni. In seguito interviene il tempo che porta il tutto alla quiete. Come? Attraverso l’adattamento attuato spontaneamente dalla mente-corpo. Che cosa significa? Che dopo un po’ che siamo entrati nel luogo luminoso, la luce non la percepiamo più come all’inizio. L’occhio si adatta restringendo la pupilla e facendo percepire la situazione normale. Lo stesso accade quando entriamo in una stanza con un odore intenso. Dopo qualche minuto non lo sentiamo più. Questo meccanismo è valido per tutti i nostri cinque sensi.

A questo punto, molto probabilmente ti starai chiedendo: “Che cosa centra tutto questo con l’amore di coppia?”

Così come ci adattiamo alla luce e all’odore, allo stesso modo ci adattiamo ai gesti, alle parole, al tono di voce, alla bellezza della persona amata. Dopo un po’ non li percepiamo più con la stessa intensità di una volta. È come se passassimo da uno stato di veglia vigile, coincidente con la fase d’innamoramento, a quella di letargo dove tutto è sempre lo stesso e niente ci stupisce ed emoziona più.

Alla luce di quanto è emerso, cosa bisogna fare dunque per rimanere svegli emotivamente ed emozionarsi ogni giorno come se fosse il primo? La risposta ci è offerta ancora una volta dalla Psicobiologia. Essere innamorati secondo la Psicobiologia significa semplicemente produrre determinati ormoni. I tre più importanti sono: dopamina, adrenalina, noradrenalina, dove a ognuno di questi corrisponde un’emozione e un comportamento specifici. Questi rappresentano le tre chiavi che permettono di mantenere vivo l’amore di coppia.

Prima di descrivertele fin nei dettagli, è importante che tu sappia che sentimenti, passioni ed emozioni, responsabili dei comportamenti che attuiamo, sono determinati da complesse reazioni chimiche che avvengono sia all’interno del nostro cervello sia nel sistema nervoso periferico.

Mille miliardi di cellule nervose, i neuroni, comunicano fra loro attraverso dei collegamenti chiamati sinapsi. Ogni neurone condivide sinapsi con migliaia di altri neuroni adiacenti. All’interno di ogni neurone, nei pressi della sinapsi, vi sono delle vescicole che contengono delle sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori.

Quando un neurone è raggiunto da un impulso proveniente da un altro neurone, le vescicole liberano i neurotrasmettitori che, attraverso le sinapsi, passano ad altri neuroni. Questi neurotrasmettitori possono essere eccitatori o inibitori. I primi consentono la trasmissione dell’impulso al neurone ricevente, i secondi la impediscono. Tra eccitatori e inibitori si conosce una cinquantina di neurotrasmettitori diversi.
Non possiamo ovviamente elencare ogni nostro sentimento e stabilire da quale neurotrasmettitore o ormone sia determinato, soprattutto perché ognuno di essi nasce dall’azione contemporanea di differenti neurotrasmettitori e ormoni.

Al livello della nostra autocoscienza, possiamo dire però che uno stato di serenità, benessere, soddisfazione, o addirittura di felicità, è la traduzione di un consistente rilascio del neurotrasmettitore serotonina. Al contrario, la sua inibizione crea uno stato di tristezza e, in casi più gravi, di angoscia e di depressione.
Il rilascio di un particolare neurotrasmettitore è determinato spesso anche da stimoli esterni. Per esempio il rilascio di serotonina è determinato da soddisfazione sessuale, cibo buono, ascolto di musica e simili.

Tra i più “famosi” neurotrasmettitori, è importante citare l’ossitocina, responsabile dell’istinto materno nella femmina dell’uomo e di tutti i mammiferi. Questo neurotrasmettitore, rilasciato anche come ormone dall’ipofisi posteriore, è pure responsabile della fedeltà e dell’attaccamento al compagno ed ha anche un ruolo importante nella nascita del sentimento dell’amicizia.

Effetti simili sono prodotti dalla vasopressina, soprattutto nel maschio, nel quale induce però anche un’aggressività che si manifesta con il controllo e la protezione della femmina in termini di territorialità per evitare che incontri altri maschi. Un rilascio insufficiente di ossitocina o di vasopressina, sia nel maschio sia nella femmina, crea predisposizione al “tradimento” e nella femmina induce anche a trascurare la prole.

Definite queste prime correlazioni tra neurotrasmettitori, emozioni e comportamenti, è giunto il momento di definire le tre chiavi che permettono di mantenere vivo l’amore di coppia. Grazie alla conoscenza di questi tre meccanismi psicobiologici comprenderai meglio il segreto delle relazioni che durano nel tempo così come i motivi che portano alla separazione e alla prematura chiusura di un rapporto.

Attenzione però: ci sono due modi per utilizzare queste preziose conoscenze che stai per acquisire. Il primo è a proprio vantaggio e a discapito della persona con la quale ti relazioni. Questo ti porta ad avere potere su di lei ma nessuno nei confronti del sentimento che provi. Sapere come attrarre e tenere legata a te una persona è una forma di controllo che porta a incrementare la tua sicurezza. Il rischio è di acquisirne troppa e finire per perdere tu stesso l’interesse per la persona che ami. Questo si traduce in un tuo allontanamento sentimentale e relativa rottura del rapporto. Il secondo modo per sfruttare tali conoscenze è attraverso la condivisione con la persona amata dei tre principi che stai per apprendere. In questo modo ci sarà un equilibrio tra di voi e infiniti benefici per la vostra relazione. Ricapitolando si può dire che la sola conoscenza e applicazione dei principi contenuti nelle tre chiavi per mantenere vivo l’amore di coppia sono inutili per la relazione a meno che non siano condivisi con la persona amata.

Il triangolo amoroso

Ricorda che quando si parla di relazione non ci si riferisce mai a una coppia ma a un triangolo costituito da: lui, lei e la relazione. Molte persone credono che star bene con una persona significhi dedicarsi completamente all’altro/a assecondarlo/a in tutto e per tutto e mostrarsi sempre disponibili anche a costo di mettere da parte se stessi. In questo modo il comportamento che si assume non nasce dal piacere e neppure dall’amore, poiché per amare un’altra persona, bisogna prima amare se stessi, ma dal sacrificio e dal senso di dovere. Quest’atteggiamento rappresenta il motivo principale del fallimento di molti rapporti. Ciò che davvero conta in un rapporto non è lui e neppure lei ma solo ed esclusivamente la relazione, dove con tale termine s’intende l’emozione che si prova nello stare insieme. La prima domanda da porsi quando non si sa cosa fare è dunque:

Sto agendo per il mio piacere, per il suo o per alimentare il nostro amore e rendere più forte e importante la relazione?

Questa domanda è fondamentale per ritrovare il giusto equilibrio nella relazione e capire come comportarsi. Una volta compreso questo, viene spontaneo domandarsi: come si fa ad alimentare lamore?

La risposta sta nelle tre chiavi che stai per apprendere ed ora è arrivato il momento di svelartele.

La prima chiave per alimentare e mantenere sempre vivo l’amore di coppia è costituito dalla mancanza. L’ormone a essa corrispondente è la dopamina. Ogni volta che una persona ci manca, la pensiamo e le attribuiamo importanza. Questa emozione ci porta a desiderarla e a volerla continuamente al nostro fianco. Se ci fai caso, la mancanza è una delle emozioni più forti che si prova quando inizia una relazione. Non facciamo altro che pensare a lei, a voler condividere ogni momento insieme, a volerla vedere, sentire, abbracciare, baciare, toccare, eccetera. Ogni istante passato assieme sembra non bastare mai. È come se il desiderio fosse insaziabile. Purtroppo così non è perché dopo un periodo che varia tra diciotto mesi e quattro anni cala soprattutto se si sta continuamente “appiccicati” perché incapaci di star bene anche senza la persona amata. Come diceva Paracelso, naturalista ed esperto di arti mediche vissuto nella prima metà del I secolo:

E’ la dose che fa il veleno.

Facendo notare con questa frase che qualsiasi cosa, comprese le buone intenzioni, diventa tossica, in quantità elevata. Difatti cosa succede quando una persona, nonostante il bene che le vogliamo, non ci da neppure il tempo e lo spazio di respirare per le troppe attenzioni che ci dà? Che iniziamo a viverla come un peso, come una limitazione, come colui o colei che è responsabile del senso di costrizione che sentiamo. Se a questo si aggiunge l’impossibilità di coltivare i propri interessi, le proprie passioni, di dedicare del tempo alle amicizie, soprattutto quelle di sempre, inizia la vera e propria sofferenza. A questo punto viene spontaneo proiettarci nel futuro con un senso di angoscia e di limitazione che può spaventarci al punto da pensare di stare con la persona sbagliata. Per questi motivi è importante dare spazio all’altra persona sia per lasciarla libera di coltivare i suoi interessi, le sue passioni, ma anche per avere il tempo di pensarci, di sentire la nostra mancanza, di alimentare il suo desiderio nei nostri confronti. In fondo la relazione è un po’ come il respiro: per tenerci in vita, deve essere costituito da inspirazione ed espirazione, di dare e prendere, di esserci e non esserci. Non si può pensare di star bene dando soltanto o ricevendo e basta. A tal proposito mi viene in mente la metafora dei ricci…

Due ricci per amarsi devono stare alla giusta distanza, né troppo vicini da ferirsi con i loro aculei, né troppo lontani da morire dal freddo e non sentire il calore del loro corpo.

La seconda chiave per mantenere vivo l’amore di coppia è costituito dalla sorpresa. L’ormone a essa collegato è la noradrenalina. Quante volte abbiamo desiderato di fare una sorpresa alla persona amata o siamo rimasti stupiti quando ne abbiamo ricevuta una da lei? La sorpresa è come un’iniezione di energia, come una sveglia che ci scuote interiormente liberandoci dal torpore dei pensieri per farci ritrovare catapultati nel presente, che ci fa sgranare gli occhi e sentire forti emozioni piacevoli. È un piccolo shock dal quale ne usciamo più carichi di desiderio, di amore e di voglia di stare assieme. Senza sorprese la relazione viaggia su un binario sempre dritto che porta alla monotonia, all’abitudine, al vivere ogni giorno come una copia del precedente. Purtroppo con il passare del tempo le sorprese che ci si scambiano nella coppia diventano come le feste comandate, dove l’imprevedibilità delle stesse è sostituita con il senso del dovere. S’iniziano a fare regali solo in occasione del compleanno, dell’anniversario, del Natale finendo così per far perdere tutto il senso della sorpresa stessa che per essere definita tale ha bisogno dell’imprevedibilità. Chi la riceve non deve neppure sospettare che sta per riceverla. Spesso invece è prevedibile e per di più carica di attese che puntualmente finiscono per essere deluse se ci si aspettava qualcosa di diverso.  Affinché sia sorpresa, non deve avere una data prestabilita, non può essere fatta in occasione di una festa o di un anniversario ma improvvisata in un giorno qualsiasi e in un momento inaspettato. Attenzione però, la sorpresa deve essere sempre orientata a far crescere l’emozione di stare insieme e non per far piacere ad uno dei due componenti della coppia perché altrimenti si finisce per alimentare il suo ego, di creare squilibri e aspettative sul futuro che rischiano di condurre a delusioni. Per essere più chiaro ti faccio un esempio: un conto è regalare un oggetto che piace al proprio partner, un altro è regalarle un’esperienza, un viaggio, una serata da vivere insieme. Nel primo caso si alimenta l’ego del partner, nel secondo si rinforza la relazione.

In fine, la terza chiave – la più importante – è rappresentato dall’insicurezza. L’ormone a essa collegato è l’adrenalina. Qui molti sgraneranno gli occhi e penseranno: l’insicurezza? In che senso? Proprio così, al fine di mantenere vivo il desiderio, l’amore, l’importanza che ha l’altra persona per noi e noi per lei è fondamentare avere sempre un minimo d’incertezza sulla relazione. È come pensare che ogni giorno può essere l’ultimo da vivere assieme.

Qui fondamentale è il ruolo della gelosia che, anziché combatterla, come erroneamente si tende a fare, bisogna viverla e accettarla per far si che l’amore sia continuamente alimentato e possa durare nel tempo. Quando acquisiamo troppa sicurezza, quando arriviamo a pensare che la persona con la quale stiamo sia ormai nostra, iniziamo a metterla interiormente da parte, come se fosse una cosa scontata. Arrivare a questa sensazione significa uccidere l’amore. Se ci fai caso, quand’è che ti senti più legato/a al tuo partner? Quando, per qualche motivo, rischi di perderlo. Giusto? Ogni volta che lo senti lontano inizi a provare insicurezza e ad avere dubbi che ami solo e soltanto te. Qui scatta la paura di perderlo e con essa l’attaccamento. Questa paura ci porta ad attivare, grazie all’adrenalina, una sorta di allarme interiore che ci induce a comportarci di conseguenza. Molte volte al fine di allontanare queste sensazioni e recuperare tranquillità si punta sul controllo. S’inizia a sospettare di qualunque cosa faccia il nostro partner e a stargli con il fiato sul collo. Altre volte si punta invece sulla limitazione dei comportamenti che può assumere minacciandolo di chiudere la relazione se non rispetta tali limiti. Questi comportamenti, dettati dalla gelosia, non fanno che indebolire il rapporto tra due persone che si amano. Perché accade questo? Per due motivi principali: il primo è la mancanza di libertà nel comportarsi per come ci sentiamo quando veniamo limitati dalla gelosia del partner. Iniziamo a sentirci costretti a fingere, a reprimere le nostre emozioni, a doverci comportare diversamente da come siamo e questo, alla lunga, porta alla sofferenza e all’allontanamento emotivo dalla persona amata.

La seconda, ancora più importante, è che un comportamento dettato dalla gelosia fa percepire una mancanza di fiducia e, come tutti sappiamo, non può esistere relazione senza la fiducia. L’alternativa alla fiducia che spesso si attua, come detto prima, è il controllo ma chi è che ama essere controllato nella vita? Chi è che vuole sentirsi prigioniero anziché libero? Nessuno.

Diverso è invece quando qualcuno, esterno alla coppia, fa delle avance al nostro partner, lo stuzzica o addirittura lo tratta male. In quel caso un comportamento aggressivo o comunque di predisposizione alla lotta, da parte dell’uomo, infonde un piacevole senso di protezione alla donna. Diversamente potrebbe essere percepito come un uomo senza carattere, debole, incapace di proteggerla e tenerla al sicuro. Allo stesso modo la donna che pone dei limiti agli altri uomini che ci provano, attraverso il distacco, la poca confidenza o l’allontanamento fa percepire al proprio partner un senso di fiducia e di legame forte nei suoi confronti.

Diversamente è facile che l’uomo s’infastidisca, che si indisponga, che soffra perché un comportamento troppo confidenziale fa pensare a una persona della quale non ci si può fidare. Ovviamente bisogna considerare anche il carattere di una persona e la sua capacità di porre dei limiti nel momento in cui qualcuno si spinge oltre perché ci sono donne molto socievoli che allo stesso tempo sono capaci di mettere dei paletti e proteggere la fiducia riposta in lei dal partner.

Queste rappresentano le tre chiavi per alimentare e mantenere sempre vivo l’amore di coppia. Adesso che ne sei a conoscenza ti esorto a condividerle con il tuo partner al fine di far crescere sempre di più l’amore che vi lega e rinforzare ogni giorno di più il vostro legame.

Salve, hai domande? Scrivimi pure!

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